EDIZIONE 2016

Festival dell'economia SCC

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Nord-sud 

la frontiera tra Svizzera e Unione Europea

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Oscar Gonzalez

I frontalieri in Ticino: chi sono e dove trovano impiego?

I frontalieri sono sempre stati al centro del dibattito in Ticino, sia per il ruolo giocato a supporto dell’economia cantonale – quale importante forza lavoro a volte fondamentale per l’esistenza e lo sviluppo di alcuni comparti economici (come ad esempio l’industria o le costruzioni) – che per i potenziali rischi e timori a essi associati (pressioni salariali e sostituzione di manodopera indigena). Il dibattito si è viepiù accentuato in virtù della loro importante progressione in tutti gli ambiti del tessuto economico. Questo contributo intende fornire una descrizione del frontalierato che approda in Ticino contestualizzandone l’evoluzione rispetto alla struttura e alla dinamica del mercato del lavoro ticinese.

Oscar Gonzalez ha conseguito un dottorato in scienze economiche presso l’Università della Svizzera italiana e ha lavorato presso l’Osservatorio del mercato del lavoro ticinese, occupandosi della tematica della libera circolazione delle persone e dello sviluppo del modello di controllo e d’identificazione del dumping salariale per la Commissione tripartita cantonale. Dal 2010 lavora presso l’Ufficio di statistica del Cantone Ticino, dove dal 2012 ha assunto il ruolo di responsabile del Settore economia.

Carmine Porello è attualmente Consigliere del Ministro dell’Economia e delle finanze presso il Gabinetto. Distaccato dalla Banca d’Italia, si occupa di temi macroeconomici, di finanza pubblica e di economia internazionale. In precedenza è stato Addetto alle questioni economiche e finanziarie presso l’Ambasciata d’Italia a Pechino e rappresentante in Cina della Banca d’Italia; tra il 2001 e il 2008 si è occupato di economia territoriale, di migrazioni e di mercato del lavoro presso la Sede di Bari della Banca d’Italia.

Carmine Porello

I lavoratori frontalieri italiani in Svizzera: carburante di qualità nel motore dell’economia elvetica (e ticinese)

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All’intensificarsi dei flussi del frontalierato nelle regioni di confine tra l’Italia e la Svizzera hanno contribuito numerosi fattori di natura geografica, storica ed economica – tra questi si rileva la forte divaricazione nei livelli salariali (a parità di qualifica) tra i due paesi. Rispetto a tutto il territorio svizzero, i lavoratori frontalieri italiani rappresentano una quota molto limitata degli occupati di nazionalità non elvetica; operano nella grande maggioranza in Ticino. Il fenomeno del frontalierato ha svolto una funzione complementare alla forza lavoro locale ma anche all’immigrazione; occupando “nicchie lavorative” spesso trascurate dai residenti si è rivelato portatore di numerosi vantaggi conseguenti a un matching più efficiente delle capacità dei lavoratori con le richieste del mondo del lavoro. Nelle valutazioni delle stesse autorità svizzere la libera circolazione delle persone ha consentito alle imprese elvetiche di trarre “enormi benefici dalla possibilità di reclutare forza lavoro qualificata”, così sostenendo la crescita demografica, la ripresa economica e occupazionale in Svizzera. In un contesto simile i lavoratori frontalieri italiani godono di caratteristiche uniche dal punto di vista delle esigenze del mercato del lavoro elvetico e in particolare ticinese: la lingua, la cultura, le competenze, la professionalità, la semplicità d’integrazione, il competitivo salario di riserva, la prossimità territoriale e le connesse infrastrutture che consentono loro di lavorare in Svizzera pendolando dal comune italiano di residenza – in maniera tale da non esercitare pressioni ad esempio sulla domanda di abitazioni o sui servizi pubblici e il welfare (sanità, scuole) del paese di destinazione. Anche in fasi cicliche relativamente meno favorevoli, i possibili effetti negativi di una crescente offerta di lavoro connessa ai flussi migratori risultano più che compensati dagli effetti stabilizzatori dell’immigrazione sulla congiuntura, in particolare sui consumi interni e gli investimenti nel settore delle costruzioni.

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Giovanni Ferro Luzzi

La dinamica dei lavoratori frontalieri a Ginevra

Quanti sono i lavoratori frontalieri a Ginevra? Qual è l’impatto della loro presenza nel cantone sull’impiego locale, i salari e l’economia in generale? Tali sono le domande che tornano regolarmente nelle discussioni a livello politico, della stampa ma anche della popolazione. Questa relazione ha per obiettivo di presentare alcuni dati e misure che permettono di alimentare questa discussione e confutare l’argomento secondo il quale i frontalieri sono la causa dell’alto livello di disoccupazione del cantone. Essendo un cantone con una frontiera praticamente limitata alla Francia, le autorità hanno presto capito l’importanza di sorvegliare il mercato del lavoro, per evitare il “dumping” salariale in certi settori.

Giovanni Ferro Luzzi è dottore in economia dell’Università di Ginevra, Giovanni Ferro Luzzi è specializzato nell’economia del lavoro e delle ineguaglianze. È stato direttore dell’Observatoire Universitaire de l’Emploi (Università di Ginevra) e direttore scientifico al Servizio di ricerca in educazione del Dipartimento della pubblica istruzione del canton Ginevra. Dal 1° novembre 2015 è professore all’Università di Ginevra e alla Haute école de gestion della HES-SO Ginevra.

Dopo la laurea a Basilea (sociologia, spagnolo ed economia) Nicole Hostettler ha lavorato come intervistatrice di richiedenti l’asilo, in seguito come collabora- trice scientifica al segretariato per la migrazione nei settori asilo, migrazione, legge sugli stranieri e Accordi Schengen. Dal 2006, per nove anni, ha assunto per il segretariato generale del Dipartimento federale degli affari esteri numero- si mandati presso ambasciate e consolati in tutto il mondo; in questo periodo ha ottenuto un Executive Master of Public Administration all’univerisità di Berna. Oggi è a capo dell’Ufficio dell’economia e del lavoro del canton Basilea città. Presiede la Commissione tripartita per le condizioni di lavoro di Basilea città ed è membro della Commissione tripartita federale.

Nicole Hostettler

I frontalieri visti da Basilea

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Nella regione della Svizzera nord-occidentale lavorano circa 65'000 frontalieri, provenienti principalmente da Francia e Germania. Come è gestito il rapporto con questi dipendenti dall’economia e dalla popolazione della regione? Come si sono evoluti i numeri? Dove sono impiegati? Sono diventati un tema politico? Dopo i contributi dal Ticino, dall’Italia e da Ginevra, uno sguardo deve essere rivolto verso il nord della Svizzera. Dal punto di vista dell’Ufficio del lavoro del canton Basilea Città, che è confrontato con la problematica tutti i giorni, vengono illustrati gli interessi contrapposti tra l’impegno per un mercato del lavoro più flessibile e permeabile, il controllo sul rispetto delle condizioni di lavoro e dei salari e lo sviluppo della disoccupazione.